Com’era veramente il teatro di Falerio Picenus? La comunità di Patrimonio presenta la prima ipotesi di ricostruzione integrale

La Comunità di Patrimonio di Falerone continua ad esplorare le risorse che possono contribuire, se valorizzate, al rilancio del paese dopo il terremoto. Lo ha fatto organizzando la presentazione del primo modello in legno del teatro romano, realizzato dal M° Sauro Cecchi, Martedi 18 presso la Sala Consiliare.

Cecchi è un artista, non un archeologo, innamorato del suo paese. Ha dedicato oltre 8 anni a questo lavoro, prendendo le mosse dai primi studi e dal modello virtuale elaborato nel 2010 del Prof. Vali dell’Università di Budapest, presente anch’egli insieme agli studenti della Summer School Falerone Art Colony. La sua, ci tiene a dirlo, è un’ipotesi di ricostruzione, quella che egli ritiene più attendibile sulla base delle evidenze materiali, la letteratura ed una meticolosa comparazione con i canoni e i teatri Vitruviani sparsi per il mondo. L’utilità di tali confronti, come ha sottolineato il Prof. Antonello Alici dell’Università Politecnica di Ancona, deriva dal fatto che i romani tendevano a replicare ovunque le forme dei teatri costruiti nella capitale a partire dall’epoca imperiale.

Non ha certamente aiutato Cecchi l’inerzia, per loro stessa ammissione, delle Autorità deputate agli studi archeologici nel portare pienamente alla luce l’antica città faleronese, evidente dalla semplice comparazione con realtà vicine molto studiate, come Urbisaglia. Gli scavi iniziati ultimamente dall’Università di Bologna languono, malgrado le pressioni dell’Amministrazione Comunale. Le ipotesi di Cecchi non hanno quindi trovato riscontri da fonti accademiche ed ufficiali, trincerate dietro una comprensibile prudenza.

Rispetto a ciò che si può oggi vedere del teatro, Sauro Cecchi sostiene la presenza di un porticato all’ingresso e di un ordine superiore a quello residuo, su cui poggiava il velarium, un sistema di tendaggi per la protezione dalle intemperie. Al suo centro stava con tutta probabilità un sacellum dedicato alla divinità. Si immagina una ricca decorazione con statue, come le due non a caso acquisite dal Louvre di Parigi.

Il lavoro proseguirà probabilmente con la digitalizzazione del modello e un’esposizione sistematica delle scelte interpretative e delle loro motivazioni. La Comunità di Patrimonio si augura che il contributo di Cecchi possa essere pienamente valorizzato dall’Amministrazione, anche in funzione didattica. La prossima sfida, ha affermato l’autore, è l’ipotesi di ricostruzione dell’Anfiteatro.