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Montegiorgio – Dieta Mediterranea nasce per riconoscere e valorizzare la Dieta Mediterranea come patrimonio culturale vivo del territorio: un sistema di saperi, pratiche agricole, biodiversità, produzioni locali, convivialità, paesaggio e qualità della vita. Il progetto coinvolge istituzioni, cittadini, produttori, operatori economici, associazioni, scuole e giovani in attività di formazione, divulgazione, narrazione delle filiere ed eventi partecipativi, con l’obiettivo di costruire una comunità patrimoniale capace di custodire, trasmettere e reinterpretare questo patrimonio nel futuro. Palazzo Alaleona e Officina del Sole diventano i due hub territoriali nei quali la Dieta Mediterranea si studia, si racconta e si vive.
Il Piano delle Fosse Granarie di Cerignola rappresenta un sito storico e archeologico di straordinaria importanza, essendo l’ultimo esempio superstite di una modalità di conservazione del grano che un tempo era ampiamente diffusa in tutta la Capitanata e in diverse zone della Puglia.
Esso si estende su una superficie di ben 26.000 metri quadri (corrispondenti a 2,6 ettari), occupando gran parte dell’area di Piazza San Rocco e comprende:
625 fosse (all’interno di questo perimetro), ciascuna cavità (scavata a forma di campana) ha una profondità media di circa 5 metri e un diametro di 4,5 metri alla base.
Storia e Caratteristiche
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Origini antiche: Sebbene le strutture visibili oggi abbiano una datazione prevalentemente moderna (dal XVIII secolo in poi), il sistema di conservazione in fosse sotterranee affonda le sue radici in epoche antichissime, probabilmente risalenti al periodo romano o medievale.
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Struttura delle fosse: Le fosse sono vere e proprie cavità scavate nel terreno argilloso e marnoso, una roccia che isola perfettamente il cereale dall’umidità e dagli agenti atmosferici. Ciascuna fossa ha una caratteristica forma a imbuto rovesciato o a “bottiglia”, espandendosi verso il basso per massimizzare la capienza.
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Il “Piano”: L’area in cui sono concentrate si chiama Piano San Rocco. Estendendosi su una superficie molto vasta. In superficie, le fosse sono visibili grazie a dei cordoli in pietra e a chiusure ermetiche (spesso tavole di legno e terra battuta) pensate per impedire l’ingresso di aria e acqua, permettendo al grano di conservarsi intatto anche per lunghi periodi.
Oggi il Piano delle Fosse è tutelato come bene culturale ed è un vero e proprio monumento alla civiltà contadina della Puglia. Racconta l’economia storica della città, un tempo snodo cruciale per il commercio e lo stoccaggio dei cereali nel Tavoliere delle Puglie.
Testimonianza unica del sistema fortificatorio austroungarico in Trentino costruito a ridosso della Grande Guerra, Werk Gschwent, oggi meglio noto come Forte Belvedere, rappresenta un gioiello architettonico in grado di raccontarci gli anni terribili del conflitto fra 1915 e 1918 in un luogo conteso fra due eserciti contrapposti.
Progettato dal tenente del Genio ing. Rudolf Schneider, fu realizzato dal 1908 al 1912 su uno sperone di roccia calcarea a strapiombo sulla Valdastico a quota 1177 m.s.l.m.
Tecnicamente la fortezza, ancora intatta e tuttora visitabile, è realizzata in 6 blocchi scavati nella montagna: la Casamatta, la batteria in posizione avanzata, un’opera di controscarpa nel fossato e tre avamposti corazzati.
Collaudata per resistere ai più pesanti bombardamenti, le sue strutture furono realizzate con coperture in triplo strato di putrelle di acciaio da 400 mm annegate in oltre 2 metri di colata di cemento armato. Non solo: così come le altre fortezze dell’Altipiano Cimbro, Forte Belvedere fu concepito per resistere in perfetta autonomia a bombardamenti che potevano durare diverse settimane, disponendo anche di un acquedotto di una centrale elettrica interna.
Con una guarnigione complessiva di 220 uomini sotto la direzione del comandante Anton Perschitz (sostituito poi da Fritz Trakl) e con un armamento costituito di 3 obici da torre da 10 cm e 22 mitragliatrici, seppe assolvere pienamente il proprio compito nonostante le perdite subite e i danni riportati.
Nel primo dopoguerra il forte passò nelle mani del Demanio che lo subaffittò per un lungo periodo al Comune. Diversamente dalle altre fortezze dell’Altipiano, per decreto regio di Vittorio Emanuele III, Forte Belvedere si salvò dalla demolizione promossa dal governo fascista in tempo di autarchia.
Nonostante ciò, il 2 novembre 1940 iniziò un parziale smantellamento dell’opera: furono asportate le cupole corazzate, fu estratto il primo strato di putrelle dalle coperture, asportato il rivestimento metallico del tetto e molti altri elementi furono lesionati.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale il forte passò di proprietà alla Regione Trentino-Alto Adige e successivamente, dal 1966, ad un privato che con lungimiranza lo ripristinò parzialmente trasformandolo in un museo e garantendo a questa struttura storica un futuro, grazie a quest’opera di salvaguardia.
UNA FONDAZIONE PER GUARDARE ALL’EUROPANel 1996 il Comune di Lavarone acquistò il forte (con il determinante contributo della Provincia Autonoma di Trento) e, contemporaneamente, varò una serie di progetti per l’ulteriore valorizzazione della struttura, prevedendo un profondo restauro conservativo, il ripristino della copertura originale in zinco, la sistemazione dei solai, nonché una completa opera di risanamento del sito. Oltre ai lavori di restauro, si pensò all’allestimento di un moderno e aggiornato museo storico (testi in italiano, tedesco, inglese) con fini divulgativi e didattici dedicato non soltanto a Forte Belvedere e alle fortezze degli Altipiani, ma anche alle più ampie problematiche locali e internazionali della Prima Guerra Mondiale. Successivamente, in un’ottica fortemente europeista, nel 1999 lo stesso Comune di Lavarone, in collaborazione con il Tiroler Kaiserjäger-Bund di Innsbruck (Austria), ha istituito la Fondazione Belvedere-Gschwent, fornendole un fondo di dotazione costituito per metà dal contributo in documenti e reperti storici del Comune e per l’altro 50% da una sponsorizzazione della Cassa Centrale delle Casse Rurali del Tirolo attraverso, per l’appunto, il Tiroler Kaiserjäger-Bund.
Così come recita il suo statuto, la Fondazione Belvedere-Gschwent non ha scopo di lucro e ha per oggetto l’amministrazione e la gestione della fortezza, sviluppando attività di valorizzazione della memoria storica rivolta ad una cultura di pace che non sia pura retorica, bensì il focus di un percorso in cui si vuole agire in collaborazione con il territorio. Una delle poche Fondazioni internazionali della Provincia di Trento, nasce come simbolo di un nuovo modo di pensare a questo sito come bene non limitabile nella sua importanza al solo contesto provinciale o nazionale, bensì come patrimonio di tutti e come simbolo della follia della guerra, valore imprescindibile nella costruzione di una coscienza di collaborazione europea. In questi anni di attività, compito prioritario di questo soggetto culturale è stato quello di dare a Forte Belvedere un’identità museale coerente, canalizzando le proprie risorse al fine di organizzare, comunicare e illustrare i propri valori in una strategia efficiente per creare e far crescere un pubblico, non solo di appassionati. Tra le iniziative di maggiore rilievo promosse fino a oggi vi è l’organizzazione di eventi culturali quali mostre, convegni, rievocazioni storiche e concerti, nonché la promozione di un turismo culturale legato alle tematiche della Grande Guerra, anche attraverso proposte didattiche e visite guidate. Dal 2025 la Fondazione Belvedere ha cambiato assetto giuridico ed è ora una fondazione ETS compartecipata dal pubblico, iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. UN PATRIMONIO STORICO DA SALVAGUARDARE





