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La rete tematica Faro Borghi Creativi valorizza la creatività locale (arte, artigianato, cultura, innovazione) come motore di sviluppo sostenibile, rigenerazione territoriale e coesione sociale. La rete promuove collaborazione, scambio di buone pratiche, progetti culturali condivisi e nuove economie basate sull’identità e il talento dei territori.
Qui presentiamo la comunità patrimoniale di Benevento, promossa dal Museo Janua.
“Janua – Museo Streghe Benevento” è nato grazie alla Cooperativa IDEAS (Istituto Demo Etno Agriculturale del Sannio) dopo oltre 20 anni di ricerche effettuate nel Sannio e inerenti al mondo magico delle Janare, il tutto in ottica antropologica. L’apertura della sede museale è stata possibile grazie alla vincita di un Bando di Fondazione CON IL SUD: “Il Bene torna comune” che prevedeva la riapertura di Palazzo Paolo V. Il progetto articolato in diverse azioni prevedeva la realizzazione di una Mostra multimediale che IDEAS ha trasformato in Museo. Nato da un’attenta ricerca sui “riti di passaggio”, il museo è impostato in modo divulgativo e regala al pubblico un viaggio antropologico all’interno di un mondo misterioso tra storia, arte, tradizioni e leggende di Benevento e del Sannio. Un percorso in divenire alla scoperta delle Janare e della nostra magia. L’area è composta da una grande varietà di oggetti che vanno dal semplice santino all’ex-voto; dal pane antropomorfo alle erbe con il loro potere. Un mondo fatto di un sacro e un profano che, nell’intessere un dialogo tra loro, fanno diventare le donne, portatrici della nostra tradizione, delle testimoni eleggendole talvolta a guaritrici altre a streghe!
Gli oggetti sono, in alcuni casi reperti originali donati da testimoni della memoria, in altri reperti ricostruiti così da poter spiegare ciò che ruota intorno ad un bene immateriale. Il vero tesoro del museo sono le innumerevoli interviste raccolte, in parte digitalizzate, che ci raccontano di un mondo magico popolato da curatrici, erbarie, vammane. Un mondo magico che si intreccia con riti agrari, antiche tradizioni che in un sincretismo religioso trasformano le donne talvolta in Madonne e altre le condannano alla solitudine ed emarginazione definendole Janare.
La rete tematica Faro Enogastronomia promuove varietà agronomiche, prodotti e ricette della tradizione: raccoglie le comunità patrimoniali che si dedicano alla valorizzazione dell’identità territoriale attraverso la tutela delle varietà agronomiche antiche e autoctone e alla difesa dei prodotti e delle ricette della tradizione locale, identificati in base ai principi di autenticità, tracciabilità e qualità.
Qui presentiamo la comunitù patrimoniale di Foligno, città di viti e di vini.
La Rete Faro Patrimonio Ambientale si dedica ai processi partecipati di rigenerazione delle risorse naturali, promuove la resilienza verso rischi legati ai cambiamenti climatici. Il patrimonio ambientale è sottoposto a minacce di origine naturale e umana che sono affrontate dalle comunità che vogliono salvaguardarlo, sia nelle città che nel paesaggio.
Qui ci occupiamo delal comunità patrimoniale di Mortelle.
La rete Faro Enogastronomia promuove varietà agronomiche, prodotti e ricette della tradizione: raccoglie le comunità patrimoniali che si dedicano alla valorizzazione dell’identità territoriale attraverso la tutela delle varietà agronomiche antiche e autoctone e alla difesa dei prodotti e delle ricette della tradizione locale, identificati in base ai principi di autenticità, tracciabilità e qualità.
Qui presentiamo la comuntà patrimoniale di Pachino.


La rete tematica Faro Infrastrutture urbane riguarda l’interazione tra lembi di città distinti, riconnettendoli al tessuto civile ed urbanistico, ed esprimendo attraverso il loro rinnovato ruolo un valore identitario per le comunità
La rete territoriale dello Stretto di Messina ha l’obiettivo di valorizzare l’uso e salvaguardare il patrimonio culturale, naturale e paesaggistico dello Stretto
Qui ci occupiamo della comunità patrimoniale del waterfront storico di Messina.
“.. in quel Mediterraneo che era una volta l’intero mondo, nessun canale è risultato più provvidenziale, più benefico, vale a dire più naturale: per ogni passaggio da oriente a occidente, dal nord a mezzogiorno, per ogni scoperta, per ogni scambio, per ogni traffico, per il cammino della storia e della civiltà.. “ Il nome della Comunità è tratto dall’omonimo libro di Vincenzo Consolo, nel quale l’autore descrive la Sicilia a partire dal “Faro”, com’era chiamato il braccio di mare che piuttosto che separare collega la penisola dalla Sicilia e le diverse parti del Mediterraneo. Vogliamo quindi richiamare con la nostra attività la funzione strategica di collegamento tra le civiltà che questo canale marittimo e le comunità che lo abitano svolgono da millenni.
La Comunità ha come obiettivi sociali la tutela e la valorizzazione del waterfront urbano da Capo Peloro al porto falcato di San Raineri, comprendente gli approdi antichi, medievali e moderni, i siti naturali, ambientali, archeologici, architettonici, etnoantropologici, storico artistici, sia terrestri che subacquei.
Sviluppiamo azioni affinchè le comunità dello Stretto acquisiscano una Memoria di Luogo, raccontando il palinsesto che qui si è sedimentato, fatto di storie accatastate le une sulle altre dalle civiltà del Mediterraneo, per sconfiggere le identità propagandistiche portatrici di funesti miraggi e ricostruire una Comunità di patrimonio che senta lo Stretto come Bene Comune. Riconoscere il patrimonio ambientale e culturale dello Stretto come fonte primaria di vita e benessere delle comunità locali e da qui partire per il riconoscimento dello Stretto di Messina come Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.
La rete tematica Faro Transumanza racconta di tratturi e greggi, produzioni e comunità dell’interno, lungo la linea degli Appennini e delle Alpi, raccoglie le comunità che si cingono attorno alla pratica della pastorizia le cui greggi migravano stagionalmente dai pascoli di montagna a quelli più bassi fino al mare.
La rete territoriale Langa del Sole ha come principale scopo la valorizzazione del patrimonio materiale ed immateriale della Langa profonda attraverso azioni concrete volte alla creazione di un sistema coerente e integrato di suggestioni capaci di trasformarsi in esperienze e attività sul territorio.
Qui presentiamo la comunità patrimoniale della pecora di Paroldo.
Gli amministratori e operatori locali coinvolti hanno scelto di andare oltre il tradizionale campanilismo per costruire un gruppo di lavoro coeso e propositivo, che intende gradualmente coinvolgere l’intera popolazione dei borghi delle Langhe più autentiche e meno “turistiche”, profondamente legate ai racconti di Fenoglio e Pavese.
Splendido borgo degli Alti Pascoli in pietra della Langa, le prime notizie di Paroldo risalgono all’epoca romana. Per secoli fu un comune isolato dal mondo esterno: le strade non attraversavano il centro e raggiungere i paesi vicini era compito abbastanza laborioso. Una “lontananza” che ha preservato Paroldo immerso in un’atmosfera magica e ancestrale, dominata dal bosco, dai pascoli e da tradizioni contadine che oggi rivivono grazie ad un attento lavoro di recupero e valorizzazione.
L’Ecomuseo della Pecoda di Langa unisce tradizione e modernità, con allestimenti multimediali collegati al progetto Langa del sole ; negli spazi di borgata Cavallini viene messo in evidenza lo storico e profondo legame di Paroldo con la pastorizia e la produzione casearia, illustrato grazie a immagini e documenti sulla storia della pecora delle Langhe, l’allevamento, la flora, i pascoli, la produzione di formaggi, la tosatura degli ovini e la lavorazione della lana, senza dimenticare le tradizioni locali che vedono le masche in primo piano. All’Ecomuseo vero e proprio è collegata anche una sala didattica, che tra la fine del 2020 e il 2021 ha ospitato le lezioni del corso di pastorizia e che può essere usata per incontri e degustazioni.
La rete Langa del Sole ha come principale scopo la valorizzazione del patrimonio materiale ed immateriale della Langa profonda attraverso azioni concrete volte alla creazione di un sistema coerente e integrato di suggestioni capaci di trasformarsi in esperienze e attività sul territorio.
Gli amministratori e operatori locali coinvolti hanno scelto di andare oltre il tradizionale campanilismo per costruire un gruppo di lavoro coeso e propositivo, che intende gradualmente coinvolgere l’intera popolazione dei borghi delle Langhe più autentiche e meno “turistiche”, profondamente legate ai racconti di Fenoglio e Pavese.
Nel paese di San Benedetto Belbo è stata recuperata la Censa di Placido, luogo fenogliano per eccellenza che, dopo un lungo abbandono e imponenti lavori di restauro e recupero, è diventato la sede di un polo culturale e turistico dedicato alla memoria letteraria dello scrittore Beppe Fenoglio. San Benedetto Belbo fu per lo scrittore albese allo stesso tempo paese amato e luogo di ispirazione feconda.
La Censa di Placido Canonica, risalente alla prima metà dell’Ottocento, è un edificio in pietra di Langa, con il tetto in lose e i solai in legno. Costituisce contemporaneamente un luogo di culto dell’immaginario letterario novecentesco e un documento storico-antropologico della vita di una piccola comunità contadina delle Langhe.
Costruita nella centrale contrada dei Casazzi, la casa di Placido è da sempre soprannominata “la censa di Placido”, (censa=licenza=privativa, dove si vendevano i generi di monopolio: sali, tabacchi, valori bollati), cioè il classico negozio di paese, un emporio che in passato disponeva di tutto, adibito anche a bar e osteria, denominata “L’Osteria dei fiori”, con il forno per il pane sul retro. È rimasta in uso fino al 1991.
La Censa (licenza di vendita dei prodotti del monopolio di stato), che Fenoglio chiama anche Privativa, è il tipico negozio di paese che disponeva di tutto, dagli alimentari alle stoviglie, dalla merceria alla ferramenta, dotato anche del forno per la cottura del pane nel retrobottega.
La rete Langa del Sole ha come principale scopo la valorizzazione del patrimonio materiale ed immateriale della Langa profonda attraverso azioni concrete volte alla creazione di un sistema coerente e integrato di suggestioni capaci di trasformarsi in esperienze e attività sul territorio.
Gli amministratori e operatori locali coinvolti hanno scelto di andare oltre il tradizionale campanilismo per costruire un gruppo di lavoro coeso e propositivo, che intende gradualmente coinvolgere l’intera popolazione dei borghi delle Langhe più autentiche e meno “turistiche”, profondamente legate ai racconti di Fenoglio e Pavese.
Castino si staglia su di un crinale tra la Valle Bormida e la Valle del Belbo, i principali affluenti di destra del Tanaro. Fu un antico villaggio dei Liguri Statielli, popolazione di origine celtica che abitava anticamente la zona. L’economia di Castino è prevalentemente agricola e ruota attorno alla produzione cerealicola e vitivinicola. Il centro storico, di origine medievale, conserva le antiche contrade lastricate in pietra ed un lavatoio tuttora in funzione; di particolare interesse per la comunità sono il Pavaglione, luogo fenogliano in località San Bovo, il monastero, l’antico complesso di San Martino e la storica osteria del Ponte, presso l’antico ponte napoleonico ricostruito dopo una delle molte alluvioni.








